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ANTROPOECCENTRICO
... NON CAPITOLO 3 ...

La prima realtà che l’uomo affronta è il lavoro.
L’uomo è una macchina, come sapete. E come tutte le macchine consuma energia. Come tutte le macchine si ripara. Come tutte le macchine perde valore. Ma, a differenza delle macchine, l’uomo può scegliere. Col vantaggio di aumentare il proprio valore. E col rischio di perderlo del tutto: in tal senso la macchina è più fortunata, anche se non lo sa.
L’uomo lavora fin da bambino. E sempre per un pezzo di pane, una patata, del mais (tuberi o cereali non importa). L’uomo lavora - per vivere.
Non c’è in questo (non ci sarebbe, in questo) alcun male, se poi l’uomo non pretendesse di abbinare alla sua fatica le stimmate della dignità. L’uomo non è dignitoso. E, a dire il vero, non è neppure libero. E non essendo libero è schiavo. E tra gli schiavi non c’è schiavo peggiore di quello comunista, che, consapevole della sua schiavitù, pretende che il mondo si degradi alla sua stessa miseria.

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© 1998 Gianni Actis Barone